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APPROFONDIMENTI E NEWS

MFA on-premise con Silverfort: proteggere Active Directory, RDP e sistemi legacy

L’autenticazione multifattore è ormai standard per applicazioni SaaS e servizi cloud, ma molti ambienti aziendali mantengono accessi che non espongono un’integrazione MFA moderna: file server, RDP, sistemi legacy, interfacce amministrative, applicazioni custom e protocolli Active Directory. È qui che nasce il problema dell’MFA on-premise.

Silverfort affronta questo gap applicando controlli al livello dell’autenticazione invece di richiedere una modifica a ogni singola applicazione. La piattaforma può analizzare flussi Kerberos, NTLM e LDAP e applicare policy di allow, block o step-up MFA in funzione dell’identità, della risorsa, del contesto e del rischio.

Il risultato non va però descritto come “MFA senza limiti”. La copertura concreta dipende dai domini, dagli identity provider, dai protocolli, dai sistemi coinvolti e dalla progettazione delle policy. Per questo l’adozione deve partire da una mappatura dei flussi di autenticazione reali.

silverfort universal mfa

Perché l’MFA tradizionale lascia scoperti alcuni accessi on-premise

Le soluzioni MFA classiche funzionano molto bene quando l’applicazione supporta SAML, OpenID Connect, OAuth, RADIUS o un’integrazione nativa con un identity provider moderno. Active Directory on-premise, invece, continua a gestire numerosi accessi basati su Kerberos, NTLM e LDAP che non presentano automaticamente una challenge MFA all’utente.

Questo crea una differenza tra “utente protetto sul cloud” e “identità protetta lungo tutti i percorsi di autenticazione”. Un amministratore può avere MFA su Microsoft 365 e continuare a usare la stessa identità per RDP, SMB, PowerShell o altre interfacce interne dove il secondo fattore non è previsto nativamente.

Come funziona Silverfort negli ambienti Active Directory

Silverfort si integra con l’infrastruttura identitaria e valuta le richieste di autenticazione a runtime. In base alle policy, una richiesta può essere autorizzata, bloccata oppure sottoposta a una verifica aggiuntiva. Il controllo viene applicato senza dover integrare una libreria MFA nell’applicazione protetta e senza installare un agent sulla singola risorsa per ogni caso d’uso.

La piattaforma dichiara supporto per autenticazioni Active Directory gestite tramite Kerberos, NTLM e LDAP. Questo consente di estendere il controllo a risorse e interfacce che normalmente restano fuori dalla Conditional Access cloud o da un’integrazione MFA web standard.

Quali accessi on-premise possono essere protetti

Scenario

Problema tipico

Ruolo di Silverfort

RDP

Accesso diretto a server o workstation senza MFA nativa uniforme

Policy MFA/risk-based sul flusso di autenticazione

SMB / file server

Accesso a share con sole credenziali AD

Controllo dell’autenticazione verso risorse sensibili

LDAP

Applicazioni legacy che usano bind LDAP/LDAPS

Policy sugli accessi gestiti dall’infrastruttura identitaria

PowerShell / PsExec / admin tools

Interfacce amministrative usate anche nel lateral movement

Step-up MFA o blocco in base a identità e rischio

Sistemi legacy / custom

Applicazioni che non possono essere riscritte per integrare MFA

Enforcement senza modifica del codice applicativo

SSH, database, VDI/Citrix

Accessi infrastrutturali eterogenei

Copertura dipendente dall’integrazione e dal flusso di autenticazione

MFA per RDP e accessi amministrativi

RDP è uno dei casi più immediati: gli amministratori devono spesso accedere a server on-premise che non sono direttamente protetti dalla Conditional Access di Entra ID. Una policy Silverfort può introdurre un controllo aggiuntivo quando l’identità accede a una risorsa critica, quando il comportamento è anomalo o quando l’account appartiene a un gruppo privilegiato.

Lo stesso principio si applica agli strumenti amministrativi che sfruttano credenziali Active Directory. L’obiettivo non è mostrare una challenge MFA a ogni comando, ma ridurre i percorsi in cui una credenziale valida rubata può essere riutilizzata senza ulteriori controlli.

MFA per SMB e file server

I file server rappresentano un esempio tipico di risorsa interna importante ma difficile da proteggere con MFA tradizionale. Silverfort può applicare policy all’autenticazione verso la risorsa e differenziare la risposta in base a identità, sensibilità dell’asset, origine e rischio. Questo consente di alzare il livello di controllo senza trasformare il file server in un’applicazione web o modificarne il codice.

Identity Security

Per progettare MFA, protezione delle identità e controllo degli accessi in un’architettura ibrida consulta le soluzioni di Identity Security

silverfort console

Sistemi legacy: il caso d’uso più rilevante

Molte aziende mantengono applicazioni che non possono essere aggiornate rapidamente, sistemi industriali, appliance o software custom che usano autenticazione Active Directory ma non supportano protocolli moderni. In questi scenari riscrivere l’applicazione o sostituirla può richiedere mesi o anni.

Un controllo applicato al livello dell’autenticazione riduce la dipendenza dalla capacità della singola applicazione di integrare MFA. Questo non elimina il debito tecnologico: patching, segmentazione, dismissione dei protocolli deboli e modernizzazione restano necessari. L’MFA on-premise è un controllo compensativo e di riduzione del rischio, non una giustificazione per mantenere indefinitamente sistemi obsoleti.

Service account e automazioni: evitare MFA interattiva indiscriminata

Gli account di servizio e le identità non umane richiedono un trattamento differente dagli utenti. Script, servizi Windows, task schedulati e applicazioni possono interrompersi se viene imposta una challenge MFA interattiva su un flusso automatizzato.

La progettazione deve quindi distinguere identità umane, account privilegiati e non-human identities. Per le automazioni servono baseline comportamentali, restrizioni di origine/destinazione, monitoraggio, policy di blocco e gestione delle eccezioni coerenti con il processo. L’obiettivo è proteggere l’identità senza introdurre un controllo incompatibile con il workload.

Silverfort e Microsoft Entra ID: ruoli complementari

Microsoft Entra ID e Conditional Access proteggono in modo nativo applicazioni e servizi che transitano dal piano di controllo Entra. Silverfort estende l’enforcement alle autenticazioni e risorse on-premise che non espongono un’integrazione moderna. In un ambiente ibrido i due livelli possono quindi essere complementari: Entra governa il cloud e le applicazioni integrate; Silverfort copre i percorsi AD/legacy che altrimenti resterebbero fuori dall’MFA.

Questa distinzione evita anche la cannibalizzazione SEO: la pagina non deve diventare una guida generale a Conditional Access o Entra MFA, ma spiegare il problema specifico dell’MFA on-premise.

MFA adattiva e rischio dell’autenticazione

Silverfort combina regole statiche e segnali di rischio per decidere quando autorizzare, bloccare o richiedere MFA. I fattori possono includere identità, dispositivo, comportamento, risorsa e livello di rischio. L’approccio riduce la necessità di sottoporre ogni accesso allo stesso livello di frizione e permette di concentrare i controlli sulle autenticazioni più sensibili.

MFA on-premise, ransomware e movimento laterale

Negli attacchi ransomware l’accesso iniziale è spesso solo l’inizio. Dopo aver ottenuto credenziali valide, l’attaccante cerca account privilegiati e riutilizza le identità per muoversi verso server, hypervisor, backup e domain controller. Un controllo runtime sull’autenticazione può interrompere alcuni di questi percorsi richiedendo una verifica aggiuntiva o bloccando un accesso anomalo.

Silverfort non sostituisce EDR/XDR, segmentazione, hardening Active Directory o backup. Agisce sul livello identitario e deve essere inserito in una difesa multilayer.

Silverfort

Per caratteristiche della piattaforma, casi d’uso e progetto di implementazione consulta la pagina Silverfort Nexsys

protezione ransomware silverfort

Come impostare un progetto MFA on-premise

  1. Mappare domini, forest, identity provider e trust.
  2. Inventariare i flussi Kerberos, NTLM, LDAP/LDAPS, RDP, SMB e gli accessi amministrativi.
  3. Classificare identità umane, privilegiate, service account e non-human identities.
  4. Individuare le risorse Tier 0 e gli asset critici da proteggere per primi.
  5. Definire policy di allow, block e step-up MFA con eccezioni documentate.
  6. Eseguire un pilot su gruppi e risorse rappresentative, verificando compatibilità e user experience.
  7. Estendere il rollout per rischio e criticità, con logging e revisione periodica delle policy.

Assessment AD e MFA: due attività diverse

Un assessment Active Directory identifica configurazioni deboli, privilegi eccessivi, trust, protocolli legacy, account obsoleti e attack path. Silverfort aggiunge invece osservazione ed enforcement runtime sulle autenticazioni. Le due attività sono complementari: l’assessment riduce le debolezze strutturali; l’Identity Security riduce i punti ciechi che restano durante l’operatività quotidiana.

Approfondimento interno: Active Directory Security Assessment & Hardening

FAQ su MFA on-premise e Silverfort

È possibile applicare MFA agli accessi Active Directory on-premise?

Sì. Silverfort è progettato per estendere controlli MFA e policy di accesso a flussi di autenticazione Active Directory, inclusi scenari basati su Kerberos, NTLM e LDAP.

Silverfort richiede agent sui server o modifiche alle applicazioni legacy?

La piattaforma è progettata per applicare i controlli al livello dell’autenticazione senza installare agent sulle singole risorse da proteggere e senza modificare il codice delle applicazioni. L’architettura finale dipende comunque dai sistemi e dagli identity provider presenti.

Silverfort può proteggere RDP e file server SMB?

Sì, RDP e file system/SMB rientrano tra i casi d’uso dichiarati da Silverfort per l’MFA universale e l’enforcement basato sul rischio.

Posso applicare MFA a PowerShell e PsExec?

Silverfort può proteggere accessi amministrativi e command-line che utilizzano autenticazioni gestite dall’infrastruttura identitaria. La policy va progettata in modo da non interrompere flussi autorizzati.

Silverfort sostituisce Microsoft Entra Conditional Access?

No. Entra Conditional Access protegge le risorse integrate con il piano di controllo cloud Microsoft; Silverfort estende i controlli a percorsi on-premise e legacy non coperti nativamente. In ambienti ibridi i due livelli sono complementari.

Silverfort rende automaticamente conformi a NIS2 o ISO 27001?

No. MFA, logging e controllo degli accessi possono supportare specifici controlli tecnici, ma conformità e certificazione dipendono anche da governance, processi, risk management, incident response e responsabilità organizzative.

L’MFA va applicata anche ai service account?

Le identità non umane devono essere protette, ma una challenge MFA interattiva indiscriminata può interrompere servizi e automazioni. Servono policy specifiche, restrizioni, monitoraggio e gestione del rischio coerenti con il workload.

mfa powershell onprem

I vantaggi concreti della Universal MFA

Utilizzare Silverfort per proteggere i tuoi accessi significa:

  • Protezione estesa anche a sistemi non compatibili

  • Implementazione veloce: nessun agente da installare

  • Zero interruzioni: nessun impatto sulle applicazioni esistenti

  • Riduzione immediata della superficie d’attacco

  • Maggiore compliance con standard come Zero Trust, NIS2, ISO27001

mfa for on-premise active directory by silverfort

Nexsys + Silverfort: la tua sicurezza parte da qui

In qualità di partner ufficiale, Nexsys ti accompagna nell’integrazione completa di Silverfort, analizzando la tua infrastruttura, identificando i punti deboli e aiutandoti a configurare policy di accesso sicure e scalabili.

Che tu voglia proteggere gli accessi ad ambienti legacy, attivare MFA per file server, o rendere la tua rete conforme ai moderni standard di sicurezza, siamo pronti a supportarti.

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