La sicurezza di Active Directory è da sempre un pilastro fondamentale per ogni infrastruttura IT aziendale. Questo servizio, che gestisce autenticazione, autorizzazione e identità digitali, è spesso il principale obiettivo degli attaccanti che cercano di compromettere l’intera rete. Le contromisure classiche — come patching, auditing e controllo dei privilegi — restano indispensabili, ma non sempre sufficienti per affrontare le minacce più evolute.
Gli attacchi moderni sono silenziosi, persistenti e spesso si sviluppano dall’interno, sfruttando movimenti laterali e tecniche di privilege escalation. Per intercettarli in tempo, serve un approccio più proattivo: è qui che entra in gioco l’Active Directory Honeypot.

Cosa si intende per Active Directory Honeypot?
Un Active Directory Honeypot è una componente strategica della difesa proattiva all’interno di un’infrastruttura Windows: una risorsa appositamente creata per apparire reale e interessante agli attaccanti, ma priva di utilità operativa. Il suo scopo è attrarre tentativi di accesso, ricognizione o escalation da parte di soggetti non autorizzati, consentendo il rilevamento tempestivo di attività anomale nel dominio.
A differenza di semplici oggetti fittizi, le esche in Active Directory vengono configurate per simulare account privilegiati, risorse di valore o endpoint critici, così da ingannare gli attaccanti durante le fasi iniziali di compromissione (LDAP enumeration, privilege discovery, movimenti laterali, ecc.).
Ecco alcuni esempi di elementi utilizzabili in questa strategia:
- Honeypot account con nomi credibili (es. admin_test, svc_backup) e attributi che suggeriscono privilegi elevati, come adminCount=1 o SPN associati;
- Oggetti Active Directory fittizi (computer, gruppi, OU) progettati per apparire importanti o critici all’interno della struttura aziendale;
- Sistemi virtuali inseriti nel dominio, con servizi esposti e configurati per generare log di accesso dettagliati.
In sostanza, l’aggressore viene portato a credere di aver trovato un obiettivo utile — ad esempio un account admin o una macchina server — ma sta in realtà interagendo con una risorsa controllata, che registra ogni azione. Ogni interazione (es. query LDAP, autenticazioni fallite, uso di strumenti come BloodHound) viene tracciata e può generare alert automatici, diventando una fonte preziosa sia per la risposta immediata sia per l’analisi delle tecniche d’attacco.
Perché usare un honeypot in Active Directory?
Gli attacchi moderni non partono dall’esterno, ma si muovono all’interno del dominio: privilege escalation, lateral movement, enumerazione LDAP.
Un honeypot permette di:
- Individuare l’uso di strumenti come BloodHound, Mimikatz, Kerberoasting
- Rilevare query LDAP sospette e comportamenti anomali
- Distrarre l’attaccante e guadagnare tempo prezioso
- Generare alert tempestivi prima che l’attacco raggiunga obiettivi reali
- Testare la propria capacità di rilevamento e risposta
È una strategia di cyber deception efficace, economica e facile da integrare.
Come implementare un Active Directory Honeypot?
Contrariamente a quanto si possa pensare, implementare un honeypot Active Directory non richiede infrastrutture complesse o costose. Anzi, in molti casi è possibile iniziare con ciò che si ha già a disposizione, sfruttando la configurazione del dominio e alcuni strumenti gratuiti o già presenti nei sistemi aziendali.
L’approccio migliore è quello di inserire risorse fittizie ma credibili direttamente nel contesto reale, in modo che appaiano naturali e coerenti con l’ambiente IT dell’organizzazione. Ecco due strategie concrete che puoi adottare subito.
Esempio 1 - Honeypot account
Uno dei metodi più efficaci e semplici è la creazione di uno o più honeypot account, ovvero utenti fittizi progettati per attirare tentativi di accesso o esplorazione da parte di attori malevoli.
Come fare:
- Crea un utente fittizio, ad esempio Admin_Audit2025, e inseriscilo nel gruppo Domain Users per non insospettire eventuali sistemi di monitoraggio.
- Modifica alcuni attributi per farlo sembrare un account privilegiato:
- adminCount=1 (lo identifica come potenziale admin)
- SPN fittizio (per renderlo bersaglio di attacchi Kerberoasting)
- Descrizione accattivante nel campo description o title (es. “Backup Domain Admin”)
- Abilita l’auditing per tracciarne ogni attività:
- Logon/Logoff → Event ID 4624, 4625
- LDAP Bind e query → Event ID 2886, 2887
- Uso SPN / richiesta ticket Kerberos → Event ID 4768, 4769
Monitora questi eventi in tempo reale tramite un SIEM o inviali a un log collector centralizzato per correlazioni automatiche.
Esempio 2 - Workstation honeypot
Oltre agli account, è utile simulare anche endpoint o server critici, ad esempio una workstation finanziaria o un DC di test. Queste macchine fittizie attirano l’attenzione di chi esegue ricognizione o tenta l’escalation di privilegi.
Come fare:
- Crea un oggetto computer nel dominio, ad esempio FINANCE-DC-TEST, e assegnagli un nome che simuli un asset strategico.
- Inseriscilo in una Organizational Unit (OU) separata, con GPO permissive o neutre, per non attivare sistemi di protezione automatica (es. hardening, antivirus).
- Configura il sistema con strumenti di logging avanzato per monitorare in modo dettagliato eventuali interazioni:
- Sysmon: registra attività a basso livello (processi, connessioni di rete, accesso a file)
- AuditPol: abilita auditing specifico per logon, accesso a oggetti e modifiche al sistema
- Windows Event Forwarding (WEF): invia i log al SIEM o a una console di controllo centralizzata
Puoi anche simulare l’esistenza di condivisioni di rete, servizi RDP o porte TCP aperte, in modo da incentivare la scansione e far emergere comportamenti sospetti.
Strumenti utili
Per supportare l’implementazione tecnica e la parte di detection, esistono strumenti utili e spesso open source che semplificano il lavoro:
- CanaryTokens: crea file, URL o chiavi di registro “intrappolate” che, se attivate, generano notifiche via email o webhook.
- OpenCanary: honeypot modulare che può simulare più servizi (SMB, HTTP, RDP, LDAP) su una macchina dedicata.
- ADHD – Active Directory Honeypot Detection: toolkit con script e configurazioni per creare e testare honeypot in laboratorio.
- Script in PowerShell o Python: per chi desidera maggiore controllo e personalizzazione, sono disponibili molti progetti su GitHub per la generazione di honeypot account, falsi oggetti AD e log monitorati.

Gli honeypot sono la ciliegina: prima però il dominio va irrobustito, altrimenti l'attaccante non avrà bisogno di toccare le esche. Il nostro Active Directory Security Assessment con Purple Knight e PingCastle parte proprio da qui — misurare, correggere e solo dopo instrumentare la detection.
Conclusione
Proteggere Active Directory richiede oggi più che mai una visione strategica e dinamica della sicurezza. Non basta più osservare: bisogna anticipare, ingannare e rilevare tempestivamente. L’inserimento di honeypot all’interno dell’ambiente Active Directory rappresenta una di queste misure avanzate: semplice da implementare, ma estremamente efficace nel potenziare la capacità di detection.
Un honeypot account ben progettato può svelare movimenti laterali, accessi illeciti, tool da attacco e tentativi di escalation dei privilegi. Integrare queste esche digitali con sistemi di logging, SIEM e strumenti EDR ti permette di creare una rete difensiva attiva e intelligente, capace di reagire prima che sia troppo tardi.
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