Il ransomware è una categoria di malware progettata per negare l’accesso a dati o sistemi e creare una leva estorsiva. Nelle campagne moderne, però, la cifratura è spesso soltanto la fase finale: gli attaccanti possono passare giorni o settimane nell’ambiente, rubare credenziali, ottenere privilegi, esfiltrare dati e compromettere backup prima di rendere visibile l’attacco.
Per questo proteggersi dal ransomware non significa installare un “antivirus anti-ransomware”. Serve una strategia che riduca la probabilità di accesso iniziale, limiti il movimento laterale, rilevi comportamenti anomali e renda possibile un recovery affidabile anche quando una parte dell’infrastruttura è stata compromessa.
Definizione pratica Ransomware = malware di estorsione. Ransomware human-operated = operazione criminale più ampia che può combinare intrusion, credential theft, lateral movement, data exfiltration, encryption e pressione sulla vittima. |
Ransomware: significato
Il termine nasce dall’unione di ransom, “riscatto”, e malware. La forma classica cifra file o blocca sistemi e richiede un pagamento per ottenere una chiave o uno strumento di ripristino. Le campagne moderne possono aggiungere la minaccia di pubblicare i dati rubati, contattare clienti o partner, interrompere servizi o usare altre forme di pressione.
Non tutti gli incidenti di estorsione includono necessariamente la cifratura. È quindi più corretto parlare di ransomware ed extortion quando si descrive il fenomeno contemporaneo.
Come funziona un attacco ransomware moderno
Un attacco ransomware aziendale raramente inizia con la comparsa della ransom note. Prima della cifratura esiste normalmente una catena di compromissione. Le fasi cambiano da caso a caso, ma un modello utile comprende accesso iniziale, espansione dei privilegi, ricognizione, esfiltrazione, impatto e recovery.
1. Accesso iniziale
Gli attaccanti cercano un primo punto d’ingresso. I vettori possono includere credenziali rubate, phishing, servizi remoti esposti, appliance non aggiornate, applicazioni Internet-facing vulnerabili, accessi di terze parti o supply chain.
Il phishing resta rilevante, ma non va trattato come unico vettore. Per gli scenari email e identity consulta la guida Nexsys su analisi del phishing.
2. Persistenza e compromissione dell’identità
Una volta ottenuto l’accesso, l’attore cerca di mantenerlo: crea o compromette account, acquisisce token o password, identifica privilegi elevati e tenta di raggiungere identità con maggiore impatto. Active Directory e Microsoft Entra ID sono spesso centrali perché controllano l’accesso a sistemi, cloud, backup e strumenti amministrativi.
3. Ricognizione e movimento laterale
L’attaccante mappa server, endpoint, file share, hypervisor, database, backup e strumenti di sicurezza. Può utilizzare strumenti legittimi già presenti nell’ambiente, comandi amministrativi e tecniche Living off the Land per ridurre la probabilità di essere rilevato.
4. Esfiltrazione dei dati
Molte operazioni ransomware includono data theft prima della cifratura. L’obiettivo è creare una seconda leva: anche se l’azienda dispone di backup, il gruppo criminale può minacciare la pubblicazione di informazioni riservate. Questo trasforma un problema di disponibilità anche in un possibile incidente di riservatezza.
5. Disabilitazione delle difese e impatto
Prima dell’impatto finale l’attore può tentare di disabilitare EDR, logging, shadow copy, servizi di backup o account amministrativi. Microsoft Incident Response sottolinea che il ransomware human-operated deve essere trattato come una intrusione umana, non come un semplice problema di malware commodity.
6. Cifratura o altra forma di estorsione
La fase visibile può consistere nella cifratura di file e sistemi, ma anche nel blocco operativo o nella sola minaccia di pubblicazione di dati. Gli algoritmi crittografici variano tra famiglie e versioni: non esiste una combinazione universale valida per ogni ransomware.
Doppia estorsione: perché il backup da solo non chiude il rischio
Un backup integro può ridurre fortemente la dipendenza dalla chiave di decifratura, ma non risolve automaticamente il problema dei dati già esfiltrati. Per questo la resilienza ransomware deve considerare sia disponibilità e recovery sia protezione delle informazioni, identity security, monitoring e capacità di risposta.
Ransomware-as-a-Service: il modello criminale
Il Ransomware-as-a-Service (RaaS) è un modello nel quale sviluppatori e operatori mettono a disposizione infrastruttura, malware o servizi a una rete di affiliati. Questo ha contribuito alla professionalizzazione dell’ecosistema criminale: chi sviluppa la piattaforma non è necessariamente la stessa persona che ottiene l’accesso iniziale o conduce l’attacco.
Dal punto di vista difensivo, il nome del gruppo conta meno della tecnica osservata: identità compromesse, lateral movement, disabilitazione delle difese e attacco ai backup richiedono controlli coerenti indipendentemente dal brand criminale del momento.
Tipologie di ransomware
Categoria | Cosa fa | Nota |
File-encrypting ransomware | Cifra file, database o volumi | Forma classica; tecniche crittografiche variabili |
Locker ransomware | Blocca l’uso del dispositivo o dell’interfaccia | Meno centrale negli attacchi enterprise moderni |
Data extortion / leakware | Minaccia la pubblicazione di dati rubati | Può esistere con o senza cifratura |
Wiper mascherato da ransomware | Distrugge dati senza reale possibilità di recovery tramite chiave | Obiettivo distruttivo più che economico |
RaaS | Modello operativo criminale | Non è una famiglia tecnica di ransomware |
Quali sono i vettori più importanti da presidiare
- Identità e credenziali: password riutilizzate, account privilegiati, token/sessioni e accessi remoti.
- Servizi Internet-facing: VPN, gateway, appliance, web application e sistemi non aggiornati.
- Endpoint: esecuzione di payload, strumenti remoti, script e abuso di utility legittime.
- Email e collaborazione: phishing, allegati, link e account compromessi.
- Active Directory / Entra ID: escalation, privilege path e persistenza.
- Supply chain e accessi dei fornitori: RMM, account tecnici, integrazioni e subfornitori.
- Backup e piattaforme di virtualizzazione: bersagli ad alto valore perché determinano la capacità di recovery.
Storia ed evoluzione del ransomware
Le origini: PC Cyborg, 1989
Il primo ransomware della storia è il "PC Cyborg", distribuito nel 1989 da Joseph Popp a un congresso sull'AIDS tramite floppy disk infetti. Il malware bloccava il computer richiedendo 189 dollari per ripristinarlo. Ebbe diffusione molto limitata: pochi possedevano un PC, internet era una rete riservata, i pagamenti internazionali erano macchinosi.
L'era moderna: dal 2013 ad oggi
Il ransomware moderno nasce con CryptoLocker (2013), creato dall'hacker russo Evgeniy Bogachev (taglia FBI di 3 milioni di dollari). Da allora la storia ha visto una rapida evoluzione di famiglie e varianti: CryptoWall, CTB-Locker, TorrentLocker, TeslaCrypt, Locky, Cerber, Petya/GoldenEye, WannaCry, NotPetya, Ryuk, Maze, REvil, Conti, LockBit, Black Basta, Akira.
WannaCry e NotPetya: il salto di scala
Nel 2017 WannaCry e NotPetya sfruttarono la vulnerabilità EternalBlue nel protocollo SMB di Windows, diffondendosi automaticamente in tutto il mondo. WannaCry colpì oltre 200.000 sistemi in 150 paesi, paralizzando ospedali, aziende e infrastrutture pubbliche. NotPetya, mascherato da ransomware ma in realtà wiper, causò danni stimati per oltre 10 miliardi di dollari, soprattutto a Maersk, Merck e FedEx.
Il modello Ransomware-as-a-Service
Il salto qualitativo recente è il RaaS (Ransomware-as-a-Service): gruppi criminali strutturati come vere aziende sviluppano la piattaforma e la affittano ad affiliati che eseguono gli attacchi, dividendo il riscatto. Questo modello ha abbassato la soglia tecnica d'ingresso, moltiplicando il numero di attori e di attacchi. Esempi noti: LockBit, Conti (poi sciolto), AlphV/BlackCat, RansomHub.
Doppia e tripla estorsione
Le campagne moderne praticano la doppia estorsione: oltre a cifrare i dati, gli attaccanti li esfiltrano e minacciano di pubblicarli se la vittima non paga. Alcuni gruppi aggiungono la tripla estorsione con DDoS contro i sistemi pubblici della vittima e contatti diretti a clienti/fornitori per aumentare la pressione.
RDP e accesso remoto: il problema non è la porta 3389 in sé
Un servizio RDP esposto direttamente su Internet aumenta la superficie di attacco, ma cambiare semplicemente porta non crea una vera barriera di sicurezza. La priorità è evitare l’esposizione diretta e usare gateway, MFA, Zero Trust/ZTNA, restrizioni di rete e hardening. Per l’approfondimento operativo consulta Proteggere RDP da ransomware e brute force.
Come proteggersi dal ransomware: i controlli che contano davvero
Nessun singolo controllo impedisce ogni attacco. La strategia più robusta usa più livelli in modo che il fallimento di una misura non porti direttamente alla cifratura dell’intera infrastruttura.
1. Identità e privilegi
MFA/passwordless per gli accessi che lo supportano, account amministrativi separati, least privilege, PIM/PAM dove appropriato, LAPS per gli amministratori locali e revisione periodica degli accessi.
2. Patching e riduzione della superficie esposta
Inventario, SLA di remediation definiti dal rischio, rimozione di sistemi legacy e chiusura di servizi Internet-facing non necessari.
3. Endpoint Detection and Response
EDR/XDR comportamentale per rilevare credential theft, execution, persistence, lateral movement e cifratura. La tecnologia deve essere monitorata e integrata con un processo di risposta.
4. Segmentazione e accesso remoto sicuro
Separare workstation, server, management, backup e OT; limitare i flussi east-west; usare gateway/ZTNA per l’accesso remoto.
5. Logging e detection
Conservare telemetria utile da identity, endpoint, email, firewall, cloud e infrastruttura; definire alert e playbook per segnali pre-ransomware.
6. Email e Security Awareness
Ridurre il rischio di phishing con protezione email, analisi dei link/allegati e formazione continua; evitare però di attribuire all’utente l’intera responsabilità.
7. Backup e recovery verificati
Proteggere le copie da cancellazione o cifratura, separare credenziali e piani di controllo, misurare restore reali e dipendenze applicative.
8. Incident Response preparata
Ruoli, canali di comunicazione sicuri, escalation, raccolta evidenze e contatti esterni devono essere definiti prima dell’incidente.
Per la protezione dell’endpoint, la pagina owner è Endpoint Protection aziendale. Per la gestione continuativa di backup e protezione dei dati, il riferimento è Data Protection as a Service.
Backup anti-ransomware: cosa significa davvero
Un backup utile contro il ransomware deve essere più difficile da alterare o cancellare rispetto ai sistemi che protegge. CISA raccomanda copie offline o isolate e test regolari di disponibilità e integrità. NIST sottolinea che il recovery richiede non solo dati, ma anche sistemi operativi, applicazioni, configurazioni e procedure per ricostruire l’ambiente.
- Separare i privilegi della piattaforma di backup dagli account amministrativi ordinari.
- Usare immutabilità, object lock o altre protezioni coerenti con la piattaforma.
- Mantenere almeno una copia non direttamente raggiungibile dai sistemi di produzione.
- Definire RPO e RTO partendo da una Business Impact Analysis.
- Testare restore di dati e sistemi con una frequenza coerente con criticità e rischio.
- Conservare configurazioni, golden image, chiavi, licenze e documentazione necessari a ricostruire i servizi.
- Non considerare la sincronizzazione cloud come equivalente a un backup isolato.
Microsoft 365: oggi esiste Microsoft 365 Backup
Nel 2026 non è più corretto affermare che Microsoft 365 “non offre backup”. Microsoft 365 Backup protegge SharePoint, OneDrive ed Exchange e supporta recovery da scenari come ransomware, cancellazioni o sovrascritture malevole. Versioning, recycle bin e resilienza nativa continuano a svolgere ruoli differenti.
La scelta tra Microsoft 365 Backup, piattaforme partner e servizi terzi va valutata su retention, recovery model, workload coperti, RTO/RPO, isolamento, gestione, audit e requisiti normativi. Per il tema commerciale generale usa la pagina servizio di backup aziendale.
Immutabile non significa automaticamente “pulito”
L’immutabilità impedisce la modifica o cancellazione della copia durante il periodo previsto, ma non garantisce che ogni restore point sia precedente alla compromissione o privo di dati malevoli. In attacchi con dwell time lungo, una copia può essere tecnicamente integra ma contenere persistenze, account compromessi o dati già alterati.
Per questo un vero cyber recovery deve definire criteri di selezione del punto di ripristino, scansioni, ordine delle dipendenze, validazione e test prima della rimessa in produzione. L’approfondimento corretto è il Cyber Recovery Runbook con Druva.
Come riconoscere un possibile attacco ransomware
- File rinominati in massa o con estensioni inconsuete.
- Ransom note o messaggi di estorsione.
- Processi che modificano grandi quantità di file in poco tempo.
- Disabilitazione improvvisa di EDR, logging, backup o servizi di sicurezza.
- Creazione inattesa di account privilegiati o task/servizi persistenti.
- Volumi anomali di dati in uscita prima dell’impatto.
- Autenticazioni anomale, privilege escalation o lateral movement su più sistemi.
Attenzione File cifrati e ransom note sono segnali tardivi. L’obiettivo di EDR, identity monitoring e SOC è intercettare l’intrusione nelle fasi precedenti, quando l’attore sta ancora acquisendo privilegi o muovendosi lateralmente. |
Cosa fare se il ransomware è già in corso
La priorità è contenere l’incidente senza distruggere le evidenze. Le azioni devono essere adattate all’ambiente e coordinate con il team Incident Response. A livello generale:
- Attivare il piano di Incident Response e usare canali di comunicazione sicuri.
- Identificare e isolare i sistemi colpiti o le porzioni di rete interessate.
- Preservare log, memoria e artefatti volatili quando possibile e appropriato.
- Valutare account, identità, applicazioni e sistemi interessati prima di iniziare il restore.
- Non ripristinare “alla cieca” su un ambiente non bonificato.
- Valutare obblighi di notifica legali/regolatori in base ai dati e al soggetto coinvolto.
Per la procedura operativa dedicata, evita di usare questa guida come runbook durante l’emergenza: usa il Protocollo ransomware T24 - prime 24 ore.
Pagare il riscatto?
CISA, FBI e altre autorità non raccomandano il pagamento: non garantisce la restituzione dei dati, non assicura che l’ambiente sia bonificato e può finanziare ulteriori attività criminali. Inoltre possono esistere vincoli legali o sanzionatori che richiedono una valutazione specialistica.
Se l’organizzazione sta valutando questa opzione in un incidente reale, la decisione deve coinvolgere Incident Response, management, legale, assicurazione e le autorità competenti: non va trattata come una scelta puramente tecnica.
Recovery: il backup è l’inizio, non la fine
Il recovery post-ransomware richiede normalmente una sequenza diversa dal disaster recovery causato da un semplice guasto. Prima di riportare sistemi in produzione bisogna capire cosa è stato compromesso, proteggere l’identità, scegliere restore point affidabili, ricostruire o bonificare l’ambiente e validare il risultato.
Per il servizio operativo e la gestione della ricostruzione, la pagina owner è Ransomware Recovery Nexsys. Per un incidente più ampio che richiede investigazione e contenimento, usa il servizio di Incident Response.
Ransomware, GDPR e NIS2
Un incidente ransomware può generare obblighi diversi a seconda del tipo di organizzazione, dei dati coinvolti e dell’impatto. La notifica GDPR entro 72 ore non è automatica per ogni ransomware: dipende dal fatto che esista una violazione di dati personali e dai presupposti previsti dal Regolamento. I soggetti NIS2 devono inoltre considerare gli obblighi di notifica degli incidenti significativi previsti dal D.Lgs. 138/2024 e dalle specifiche ACN applicabili.
Per la readiness normativa usa la Checklist NIS2 in 7 step.
Checklist di ransomware readiness
- Inventario asset e servizi critici aggiornato.
- Account privilegiati separati e protetti.
- MFA/passwordless sugli accessi che lo supportano.
- RDP e servizi remoti non esposti direttamente senza controlli appropriati.
- Patching e vulnerability management con owner e SLA risk-based.
- EDR/XDR distribuito e monitorato.
- Log di identity, endpoint, email, cloud e rete disponibili per investigation.
- Backup isolati/immutabili con credenziali separate.
- Restore test eseguiti e RTO/RPO misurati.
- Incident Response Plan e contatti di escalation pronti.
- Protocollo di comunicazione out-of-band disponibile.
- Tabletop ransomware eseguito con IT e management.
- Procedure GDPR/NIS2/assicurative integrate nel crisis plan.
- Formazione utenti e team IT aggiornata.
Dove investire per primo
Se devi prioritizzare, parti dai controlli che riducono contemporaneamente probabilità e impatto: identità privilegiate, patching dei sistemi esposti, EDR, segmentazione, backup isolati e testati, logging e Incident Response. La maturità nasce dal fatto che questi controlli funzionino insieme, non dal numero di prodotti acquistati.
L’approccio Nexsys alla resilienza ransomware
Nexsys separa prevenzione, detection e recovery in servizi differenti ma coordinati: assessment e hardening, Endpoint Protection, Data Protection, Incident Response e Ransomware Recovery. Questo evita che una singola pagina o un singolo prodotto venga presentato come soluzione completa a un problema che attraversa identità, endpoint, rete, cloud e dati.
Vuoi verificare quanto la tua infrastruttura è realmente pronta a un ransomware? Nexsys può verificare identità, endpoint, backup, esposizione esterna, capacità di detection e piano di recovery, trasformando i gap in una roadmap prioritaria. |
L'impatto su un'azienda colpita
Da un punto di vista tecnico, un attacco ransomware comporta per un'azienda due problemi principali: perdita di accesso ai dati e downtime dei servizi. Ma l'impatto reale è molto più ampio.
Per una PMI italiana il downtime medio è di 7-14 giorni. Per organizzazioni con linee di produzione critiche (manifattura, sanità, logistica) il costo per ora di fermo può superare le decine di migliaia di euro. Il caso dell'Università di Maastricht (267 server compromessi) è emblematico — abbiamo dedicato un articolo all'attacco ransomware all'Università di Maastricht.
Anche pagando il riscatto (cosa che non si dovrebbe mai fare), solo l'8% delle aziende recupera tutti i dati. Tipicamente il ripristino richiede settimane di lavoro di consulenti specialistici, ricostruzione di parte dell'infrastruttura, audit di sicurezza post-incidente. Il costo totale (riscatto + downtime + ripristino + consulenza legale) può facilmente raggiungere milioni di euro.
Un attacco con esfiltrazione dati attiva l'obbligo di notifica al Garante Privacy entro 72 ore (GDPR art. 33). Le sanzioni possono arrivare al 4% del fatturato annuo. La Direttiva NIS2, applicabile a soggetti essenziali e importanti, aggiunge obblighi di notifica e sanzioni dedicate.
Le campagne moderne pubblicano in real-time sui leak site dei gruppi criminali nomi delle vittime e sample di dati esfiltrati. Il danno reputazionale verso clienti, fornitori e partner è duraturo e difficile da quantificare.
Il 68% delle aziende che pagano subisce un secondo attacco entro un mese, spesso dallo stesso gruppo o da gruppi che hanno acquistato l'accesso al perimetro nei mercati criminali. Pagare non chiude il problema.
Strategie di prevenzione
La difesa contro il ransomware si articola su più livelli complementari. Nessuna singola misura è sufficiente da sola.
Patch management rigoroso
Politiche di patching strutturate, con SLA per severità (critical patchato entro 72 ore, high entro 7 giorni). Soluzioni come ManageEngine Patch Manager Plus o Microsoft Intune permettono di gestire centralmente patch di sistema operativo e applicazioni terze parti.
MFA ovunque
Multi-Factor Authentication su tutti gli accessi remoti (VPN, RDP via gateway, M365, applicazioni cloud). Privilegiare FIDO2/WebAuthn rispetto a SMS o app TOTP, vulnerabili a tecniche di MFA fatigue. Anche admin di dominio devono avere MFA — non è un'opzione.
Eliminazione RDP esposto
Mai esporre RDP direttamente a internet. Posizionare server RDP dietro un Remote Desktop Gateway con HTTPS, oppure utilizzare soluzioni Zero Trust come SASE o ZTNA per accessi pubblicati senza esposizione di porta.
Gestione privilegi (PoLP)
Principle of Least Privilege: utenti e applicazioni ricevono solo i permessi strettamente necessari. Tier model per gli amministratori (Tier 0 = AD, Tier 1 = server, Tier 2 = workstation) con account separati per ogni tier. Strumenti come ManageEngine PAM360, CyberArk o Microsoft PIM gestiscono accessi privilegiati con audit completo.
Hardening Active Directory
Audit regolare di gruppi privilegiati, disabilitazione di SMBv1, rimozione di account dormienti, password policy moderne (vedi linee guida NIST), monitoraggio di Kerberoasting e AS-REP Roasting. La guida ad Active Directory di Nexsys copre i pilastri di hardening AD.
Segmentazione di rete
Network microsegmentation per limitare il movimento laterale: VLAN separate per workstation, server, OT, ospiti. Firewall interni con policy least-privilege. Una rete piatta è il sogno di ogni ransomware.
Awareness e formazione
Oltre il 90% degli attacchi inizia con un errore umano. Programmi continuativi di formazione utenti riducono drasticamente il click-rate sul phishing. Il Corso Cyber Security Awareness di Nexsys eroga formazione strutturata per team aziendali.
FAQ
Che cos’è un ransomware?
È un malware di estorsione progettato per negare accesso a dati o sistemi. Nelle campagne moderne può essere parte di un’intrusione più ampia che include furto di credenziali, esfiltrazione e cifratura.
Come si diffonde un ransomware?
Può partire da credenziali compromesse, phishing, servizi remoti esposti, vulnerabilità Internet-facing, supply chain o accessi di terze parti. Non esiste un unico vettore.
Un backup basta contro il ransomware?
No. Il backup è essenziale per il recovery, ma deve essere protetto da cancellazione/cifratura, testato e inserito in un piano che consideri identità, bonifica, restore point e dipendenze.
L’MFA protegge dal ransomware?
Riduce il rischio di abuso delle sole credenziali, soprattutto sugli accessi remoti e cloud, ma non elimina vulnerabilità, token theft, endpoint compromise o lateral movement. È un controllo importante dentro una strategia multilivello.
Cosa fare subito in caso di ransomware?
Attivare Incident Response, usare comunicazioni sicure, isolare in modo coordinato i sistemi interessati, preservare le evidenze e valutare l’ambito prima del restore. Per l’emergenza Nexsys mantiene un protocollo T24 dedicato.
Conviene pagare il riscatto?
CISA e FBI non lo raccomandano: il pagamento non garantisce recovery né bonifica e può finanziare ulteriori attività criminali. In un caso reale la decisione richiede valutazione tecnica, legale, assicurativa e delle autorità competenti.
Microsoft 365 ha un backup contro il ransomware?
Microsoft offre Microsoft 365 Backup per SharePoint, OneDrive ed Exchange. Va valutato insieme a retention, resilienza nativa e soluzioni partner/terze in base a requisiti di recovery e governance.
Backup immutabile significa che i dati sono sicuramente puliti?
No. L’immutabilità protegge la copia da modifica o cancellazione, ma il restore point potrebbe essere successivo alla compromissione. Serve validare il punto di recovery e l’ambiente prima del ritorno in produzione.
Prima regola: non fare ulteriori modifiche al sistema senza un piano. Spegnere i server senza criterio può cancellare evidenze forensi. Riavviare può attivare componenti del ransomware ancora dormienti.
Disconnettere i sistemi compromessi dalla rete (cavo di rete, Wi-Fi, VPN) per fermare la propagazione laterale. Mantenerli accesi per preservare evidenze in RAM utili all'analisi forense.
Se hai un Incident Response Plan, attivalo. Se non ce l'hai, contatta immediatamente specialisti di incident response. Il tempo risparmiato in questa fase non vale il rischio di errori irreparabili. Per il processo completo di contenimento, coordinamento, recovery e gestione della crisi consulta la nostra guida alla Ransomware Incident Response.
Garante Privacy entro 72 ore (GDPR), Polizia Postale per la denuncia, eventualmente CERT-AgID. Per soggetti NIS2, obblighi di notifica specifici verso ACN (Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale).
Servizi come ID Ransomware permettono di identificare la famiglia analizzando un file cifrato o la nota di riscatto. Per alcune famiglie esistono decryptor pubblici gratuiti.
Pagare il riscatto finanzia ulteriori attacchi, non garantisce il ripristino dei dati e aumenta la probabilità di doppia vittimizzazione. Prima di considerare il pagamento, valutare con professionisti tutte le alternative tecniche e legali.
Ricostruzione progressiva da backup integri, su infrastruttura ripulita o nuova. Mai ripristinare su sistemi che non sono stati completamente bonificati o ricostruiti — il rischio di reinfezione è altissimo.
Preferisci compilare il modulo? Scrivi i tuoi dati qui sotto
Il servizio telefonico è attivo dal lunedì al venerdì dalle 8:00 alle 18:00 al numero 0452456669. Puoi anche compilare il modulo sottostante:


