Cos’è la crittografia
La crittografia informatica è l’insieme di tecniche matematiche utilizzate per proteggere informazioni e comunicazioni rendendole leggibili solo a soggetti autorizzati o verificabili attraverso chiavi, algoritmi e firme digitali. È alla base di HTTPS, VPN, cifratura dei dischi, servizi cloud, autenticazione a chiave pubblica, firme digitali e protezione dei backup.
In azienda la crittografia non è un singolo prodotto: è un controllo trasversale che deve proteggere i dati quando sono archiviati, quando transitano in rete e quando vengono condivisi. La robustezza dell’algoritmo è importante, ma lo sono altrettanto la gestione delle chiavi, il controllo degli accessi, la rotazione, il backup delle recovery key e la capacità di sostituire algoritmi e protocolli nel tempo.
Definizione rapida Cifrare significa trasformare un dato in chiaro in un dato non intelligibile senza la chiave corretta. Un hash, invece, non è una cifratura reversibile: produce un’impronta utilizzata soprattutto per integrità, verifica e password storage secondo schemi appropriati. |
A cosa serve la crittografia
La crittografia moderna supporta diversi obiettivi di sicurezza. Non tutti vengono ottenuti con la sola cifratura: spesso entrano in gioco hash, MAC, certificati e firme digitali.
- Riservatezza: impedire a soggetti non autorizzati di leggere il contenuto dei dati.
- Integrità: rilevare modifiche non autorizzate durante archiviazione o trasmissione.
- Autenticità: verificare l’identità di un sistema, un servizio o un firmatario.
- Non ripudio: fornire evidenze crittografiche sull’origine di un’operazione o di una firma, nel quadro tecnico e normativo applicabile.
- Protezione delle credenziali e dei segreti: ridurre l’esposizione di password, token, certificati e chiavi applicative.
Crittografia simmetrica: una chiave per cifrare e decifrare
Nella crittografia simmetrica la stessa chiave, o materiale di chiave strettamente correlato, viene utilizzata per cifrare e decifrare i dati. È molto efficiente ed è quindi adatta a grandi volumi: dischi, file, database, backup e flussi di rete dopo la fase di negoziazione della sessione.
AES (Advanced Encryption Standard) è il riferimento più diffuso. In ambienti moderni vengono usate modalità autenticanti o configurazioni che combinano riservatezza e integrità, ad esempio AES-GCM. La sicurezza non dipende solo dalla lunghezza della chiave: una chiave AES-256 archiviata in chiaro in uno script resta una chiave compromettibile.
Crittografia asimmetrica: chiave pubblica e chiave privata
La crittografia asimmetrica utilizza una coppia di chiavi: una pubblica, distribuibile, e una privata, che deve rimanere protetta. Questo modello è fondamentale per stabilire segreti su reti non fidate, autenticare sistemi e realizzare firme digitali.
RSA ed ECC sono famiglie storicamente molto diffuse. Nei protocolli moderni la crittografia asimmetrica viene spesso utilizzata per autenticazione e key exchange, mentre la cifratura effettiva dei dati di sessione viene affidata ad algoritmi simmetrici più efficienti.
Hash, cifratura e firma digitale: tre cose diverse
Meccanismo | Cosa fa | Esempio d’uso |
Cifratura | Rende il dato illeggibile senza la chiave corretta. | BitLocker, TLS, cifratura storage. |
Hash | Calcola un’impronta non pensata per essere “decifrata”. | Integrità file, password hashing con algoritmi dedicati. |
Firma digitale | Usa crittografia a chiave pubblica per autenticità e integrità del contenuto firmato. | Firma software, documenti, certificati, code signing. |
Crittografia dei dati a riposo
I dati at rest sono informazioni memorizzate su endpoint, server, storage, database, backup o servizi cloud. La cifratura a riposo limita l’esposizione quando un disco viene rubato, un supporto viene dismesso in modo improprio o un’infrastruttura di storage viene compromessa.
In Windows, BitLocker cifra interi volumi e può utilizzare il TPM per proteggere le chiavi e verificare l’integrità del processo di avvio. In Azure molti servizi applicano cifratura a riposo tramite chiavi gestite dalla piattaforma e, dove richiesto, consentono chiavi gestite dal cliente tramite Azure Key Vault o Managed HSM.
Approfondimento tecnico Per endpoint Windows, la cifratura del disco è uno dei controlli più immediati per ridurre il rischio di esposizione dei dati in caso di perdita o furto del dispositivo. |

Crittografia dei dati in transito: TLS e HTTPS
Quando i dati attraversano reti aziendali, Internet o collegamenti tra servizi cloud, devono essere protetti in transito. HTTPS utilizza TLS per autenticare il server e creare un canale cifrato tra client e servizio. Nei sistemi aggiornati è opportuno privilegiare TLS 1.3 e TLS 1.2 con suite moderne, evitando protocolli e algoritmi legacy quando non più necessari.
Windows Server 2025 abilita per impostazione predefinita suite TLS 1.3 basate su AES-GCM e supporta la gestione dell’ordine delle cipher suite tramite criteri o cmdlet. La compatibilità va comunque verificata prima di disabilitare protocolli legacy in ambienti con applicazioni o appliance datate.
Approfondimento tecnico TLS è il meccanismo che protegge gran parte delle comunicazioni web e applicative moderne; hardening e compatibilità devono essere gestiti insieme. |
Key management: il punto in cui molti progetti falliscono
Una buona crittografia con una cattiva gestione delle chiavi può offrire una falsa sensazione di sicurezza. Le chiavi devono avere proprietari, policy, controlli di accesso, backup e rotazione coerenti con il rischio del dato protetto.
- Separare i privilegi amministrativi da quelli che consentono l’uso o l’esportazione delle chiavi.
- Evitare chiavi, secret e password hard-coded in script, repository o file di configurazione.
- Usare vault o HSM quando il livello di rischio lo richiede.
- Definire procedure di recovery: una chiave persa può rendere indisponibili dati perfettamente integri.
- Ruotare chiavi e certificati con processi controllati e testare l’impatto applicativo.
- Inventariare dove e come vengono usati algoritmi, certificati e protocolli per poterli sostituire in futuro.
Crittografia nel cloud e Microsoft 365
Nel cloud la crittografia è spesso integrata nel servizio, ma questo non elimina le responsabilità del cliente. Bisogna capire quali dati sono cifrati per default, quali chiavi vengono gestite dal provider, quando sono disponibili customer-managed keys e come vengono governati identità e permessi che consentono di accedere ai dati in chiaro.
La domanda corretta non è quindi solo “i dati sono cifrati?”, ma anche “chi può decifrarli, con quale identità, da quale dispositivo, con quali log e con quale processo di recovery?”. La crittografia è efficace quando è integrata con identity security, access control, DLP, backup e monitoraggio.
Per workload Azure, Microsoft 365 e ambienti ibridi, cifratura e gestione delle chiavi devono essere parte dell’architettura di sicurezza, non una configurazione isolata. |

Crittografia post-quantum e crypto-agility
La pianificazione crittografica deve considerare anche la transizione post-quantum. NIST ha finalizzato nel 2024 i primi standard principali per la crittografia post-quantum: FIPS 203 (ML-KEM) per key establishment e FIPS 204/205 per firme digitali. Nel 2025 NIST ha inoltre selezionato HQC per una futura standardizzazione aggiuntiva.
Per la maggior parte delle aziende il passo immediato non è sostituire autonomamente gli algoritmi in produzione, ma costruire crypto-agility: inventario di certificati e protocolli, dipendenze applicative, capacità di aggiornare librerie e dispositivi e roadmap per i sistemi che conservano dati sensibili a lungo termine.
Checklist crittografica per un’azienda
- Classificare i dati e identificare quelli che richiedono cifratura a riposo e in transito.
- Verificare la cifratura dei notebook e dei dispositivi mobili aziendali.
- Controllare protocolli TLS, certificati e cipher suite esposti da servizi interni ed esterni.
- Mappare database, storage, backup e cloud service che gestiscono dati sensibili.
- Censire chiavi, certificati, secret, recovery key e relativi owner.
- Rimuovere secret hard-coded e centralizzare la gestione dove possibile.
- Definire rotazione, revoca, recovery e logging delle chiavi critiche.
- Testare restore e business continuity anche quando i backup sono cifrati.
- Integrare crittografia con IAM, DLP, endpoint security e monitoraggio.
- Avviare un inventario per la crypto-agility e la futura migrazione post-quantum.
Errori comuni
- Pensare che HTTPS o BitLocker rendano sicuro l’intero sistema: proteggono specifici scenari, non credenziali rubate o privilegi eccessivi.
- Confondere hashing e cifratura.
- Scegliere AES-256 ma conservare la chiave nello stesso luogo dei dati senza adeguata separazione.
- Cifrare i backup senza verificare il processo di recupero delle chiavi.
- Disabilitare protocolli legacy senza inventariare le dipendenze applicative.
- Ignorare certificati e chiavi “dimenticate” che restano attive per anni.
- Usare algoritmi proprietari o “fatti in casa” invece di primitive e implementazioni consolidate.
FAQ
Che cos’è la crittografia informatica?
È l’insieme di tecniche matematiche che protegge dati e comunicazioni tramite algoritmi e chiavi, rendendo le informazioni non leggibili a soggetti non autorizzati o verificabili attraverso meccanismi crittografici.
Qual è la differenza tra crittografia simmetrica e asimmetrica?
La crittografia simmetrica usa una chiave condivisa ed è molto efficiente per grandi quantità di dati. Quella asimmetrica usa una coppia di chiavi pubblica/privata ed è fondamentale per autenticazione, key exchange e firme digitali.
Un hash è una forma di crittografia?
No. Un hash genera un’impronta del dato e non è progettato per essere decifrato. Viene usato per integrità, firme e, con algoritmi specifici e salting, per proteggere password.
Dove serve la crittografia in azienda?
Su endpoint e dischi, database, backup, storage cloud, comunicazioni web e API, VPN, email e in generale dove dati sensibili vengono archiviati o trasferiti.
La crittografia basta per proteggere i dati aziendali?
No. Deve essere integrata con gestione delle identità, least privilege, DLP, backup, monitoraggio, patching e procedure di gestione e recovery delle chiavi.
Cosa significa prepararsi alla crittografia post-quantum?
Significa soprattutto sapere dove vengono usati algoritmi e certificati, ridurre dipendenze legacy e costruire crypto-agility per poter migrare in modo controllato verso standard quantum-resistant quando necessario.
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