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GDPR: decisione storica della cassazione e complessità del ruolo del DPO

La Cassazione delinea i parametri delle sanzioni privacy

Il verdetto storico della Cassazione in materia di GDPR è stato emesso il 22 settembre 2023, accogliendo integralmente il ricorso presentato dal Garante Privacy. In questa decisione, la Corte Suprema della Prima Sezione Civile ha delineato i parametri chiave per l’applicazione delle sanzioni privacy, sottolineando l’importanza di un approccio effettivo, proporzionale e dissuasivo in ogni singolo caso.

La Cassazione Civile ha enfatizzato esplicitamente il ruolo definitivo delle sanzioni ai sensi dell’articolo 83 del GDPR, identificando tre criteri fondamentali: rilevanza, effettività e proporzionalità. Per comprendere appieno questa pronuncia, è essenziale contestualizzarla anche alla luce delle Linee Guida 4/2022 dell’EDPB, che forniscono indicazioni sul calcolo delle sanzioni amministrative pecuniarie da parte delle Autorità.

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Cassazione e GDPR: sanzioni

La Cassazione ha emesso una decisione storica riguardo alle sanzioni GDPR, partendo da un provvedimento dell’Autorità Garante per la protezione dei dati (numero 243, 10 giugno 2021) nei confronti di una società alimentare per violazioni nel trattamento dei dati personali, soprattutto tra i lavoratori “rider” dedicati alle consegne.

Il precedente è notevole sia per la cifra della sanzione, 2,6 milioni di euro, sia per essere la prima decisione sui rider. Il tribunale di Milano aveva annullato la sanzione, citando l’art. 83 del GDPR. Il Garante Privacy ha presentato un ricorso in Cassazione, affrontando tre motivi, inclusa la presunta eccessività della sanzione.

La Cassazione ha respinto diverse argomentazioni, sostenendo che i trattamenti della società italiana potevano essere distinti da quelli dell’entità sovranazionale capogruppo.

Cassazione e GDPR: principi chiave del regime sanzionatorio

L’ordinanza della Cassazione definisce principi cruciali del regime sanzionatorio del GDPR. Il primo principio richiede che le sanzioni siano effettive, proporzionate e dissuasive in ogni caso. Il secondo principio riguarda la proporzionalità, delineando intervalli di sanzioni in base alla gravità della violazione. La Cassazione sottolinea che la proporzionalità è un limite separato e non un mezzo mitigatorio.

La decisione ribadisce il ruolo dell’Autorità di controllo nell’applicare sanzioni proporzionate, facendo riferimento ai limiti stabiliti dall’articolo 83. Ulteriori dettami includono la possibilità per il Giudice di annullare o modificare provvedimenti e la competenza dell’autorità di controllo per i trattamenti transfrontalieri.

L’ordinanza rappresenta un momento storico, evidenziando l’importanza del GDPR nelle sanzioni e stabilendo il potere del giudice di annullare, modificare o rideterminare l’entità della sanzione. La Corte ha chiarito che il GDPR stabilisce condizioni generali per le sanzioni, basate su specificità, effettività e proporzionalità. La decisione è significativa per la sua chiarezza sui principi e per il potere del giudice nelle controversie sulla protezione dei dati personali.

I criteri per l’applicazione delle sanzioni

In generale, è importante ricordare che il GDPR stabilisce nel paragrafo 2 dell’articolo 83 alcuni elementi specifici da tenere in considerazione durante la valutazione delle sanzioni. Questi includono:

  1. la natura, la gravità e la durata della violazione, considerando la natura, l’oggetto o la finalità del trattamento, il numero di interessati coinvolti e il livello di danno subito.
  2. Il carattere doloso o colposo della violazione.
  3. Le misure adottate dal titolare del trattamento o dal responsabile del trattamento per attenuare il danno subito dagli interessati.
  4. Il grado di responsabilità del titolare del trattamento o del responsabile del trattamento, tenendo conto delle misure tecniche e organizzative messe in atto.
  5. Eventuali precedenti violazioni pertinenti commesse dal titolare o dal responsabile del trattamento.
  6. Il grado di cooperazione con l’autorità di controllo per rimediare alla violazione e mitigare gli effetti negativi.
  7. Le categorie di dati personali interessate dalla violazione.
  8. Come l’autorità di controllo ha appreso della violazione, inclusa la notifica da parte del titolare o del responsabile del trattamento.
  9. L’esistenza di provvedimenti disciplinari precedenti.
  10. L’adesione a codici di condotta approvati o meccanismi di certificazione.
  11. Eventuali altri fattori aggravanti o attenuanti applicabili alle circostanze del caso.

Tutti questi criteri devono essere valutati dalle singole autorità caso per caso prima di decidere l’applicazione di una sanzione.

L’impatto delle Linee Guida dell’EDPB sul calcolo delle sanzioni GDPR

In conclusione, è opportuno esaminare come le Linee Guida 4/2022 dell’EDPB influenzino e si armonizzino con il panorama attuale. Va ricordato che il 24 maggio 2023, l’EDPB ha ufficialmente adottato le Linee Guida 4/2022 con l’obiettivo di fornire una base chiara, lineare e trasparente per il calcolo delle sanzioni in caso di violazioni del GDPR.

Queste Linee Guida sono da considerare come un complemento al documento WP253, concentrandosi sulle circostanze in cui una sanzione amministrativa rappresenta lo strumento più adeguato a disposizione delle Autorità Garanti.

Senza addentrarci eccessivamente su questo aspetto, è importante sottolineare la metodologia definita dall’EDPB, articolata in cinque passaggi che le Autorità Garanti dovrebbero seguire durante il processo di calcolo delle sanzioni:

  • valutare se la situazione rappresenti una o più condotte sanzionabili e se ciascuna condotta dia luogo a una o più violazioni.
  • Definire l’importo base della sanzione, partendo dal criterio del livello di gravità della violazione secondo le disposizioni dell’articolo 83.2 del GDPR.
  • Considerare il fatturato, suddiviso in sette classi, che vanno da un minimo di 0 a 2 milioni di euro a un massimo superiore a 500 milioni di euro, con relativi abbattimenti rispetto all’importo base della sanzione.
  • Verificare l’applicabilità di possibili circostanze aggravanti o attenuanti (come indicato nell’articolo 83.2 del GDPR) per la revisione dell’importo.
  • Determinare il massimale legale applicabile per il calcolo della sanzione, valutando se l’importo soddisfi i requisiti di effettività, proporzionalità (considerando la sostenibilità per il soggetto interessato nel contesto socioeconomico di riferimento) e dissuasione, o se siano necessari ulteriori adeguamenti dell’importo, che comunque non potrà superare il massimale legale.

Tuttavia, è importante notare che si tratta di calcoli teorici, e la variabile “fatturato” può avere un impatto significativo sul risultato finale.

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Il ruolo del DPO tra complessità operativa e sanzioni GDPR

Il ruolo del DPO (Data Protection Officer) emerge come elemento cruciale nella tutela dei dati personali, evidenziando complessità e sfide delineate dalle Linee Guida dell’EDPB per le sanzioni GDPR.

La diversità dei contesti in cui opera crea difficoltà nell’identificare problemi e soluzioni condivise. Il dibattito sul grado di integrazione del DPO negli enti e sulle sfide presenti offre spunti significativi per riflettere sulla coesistenza di un ruolo chiave nella tutela della privacy e sulle dinamiche complesse delle sanzioni in caso di violazioni del GDPR.

L’analisi approfondita di questi aspetti richiede una considerazione attenta, vista la vasta gamma di contesti in cui un DPO opera. Dall’ambito privato a quello pubblico, coinvolgendo entità di varie dimensioni, la complessità nel cercare problemi, esigenze e soluzioni condivise si presenta notevole.

Il conflitto d’interessi è un tema aperto e delicato, specialmente per il DPO interno. La principale sfida è la difficoltà del DPO nell’operare in completa indipendenza dal titolare e dal responsabile del trattamento. A volte, il DPO assume compiti al di là del suo ruolo, comportando il rischio di conflitti di interesse fin dall’inizio. Queste considerazioni sottolineano l’inopportunità di sovrapporre le funzioni del DPO a ruoli apicali o di prima linea, come responsabili IT, responsabili del personale o internal audit.

Il tema della compatibilità del DPO con il personale dell’area legale è altrettanto delicato, e la verifica dei conflitti d’interesse in questo contesto deve basarsi sulle competenze effettivamente assegnate e sulle mansioni svolte. Anche il DPO esterno non è immune da potenziali conflitti, ad esempio con società di consulenza. Evitare cortocircuiti in queste situazioni richiede scelte di buon senso, considerando la difficoltà della società nel gestire efficacemente i conflitti d’interesse. Questi interrogativi sul ruolo del DPO si intrecciano in modo significativo con le dinamiche delle sanzioni GDPR, evidenziando la complessità del panorama normativo e operativo.

Il ruolo del DPO: strategie per gestire conflitti di interesse nel contesto GDPR

In questo scenario, la gestione efficace dei potenziali conflitti d’interesse legati al ruolo del Data Protection Officer (DPO) può rappresentare un elemento chiave nel mitigare le possibili responsabilità del titolare del trattamento dati.

Ecco alcune contromisure pratiche e persuasive che il titolare del trattamento potrebbe adottare:

  1. Check-list per l’assenza di conflitti: implementare una check-list con domande mirate per verificare l’assenza di conflitti d’interesse nel candidato al ruolo di DPO.
  2. Criteri di selezione dettagliati: definire in modo dettagliato tutti i criteri di selezione, considerando il numero e la natura degli incarichi eventualmente già svolti dal professionista.
  3. Incompatibilità formalmente definite: stabilire in modo tassativo e formale le situazioni di incompatibilità che potrebbero compromettere l’indipendenza del DPO.
  4. Procedure di coinvolgimento: definire e rispettare le procedure che coinvolgono il DPO nelle decisioni dell’ente, garantendo trasparenza e partecipazione.
  5. Budget autonomo: se possibile, assegnare un budget specifico per le attività del DPO, garantendo così la sua autonomia e indipendenza da altre funzioni aziendali.
  6. Documentazione puntuale: imporre, in conformità con la normativa, la documentazione dettagliata delle attività svolte dal DPO, includendo pareri, richieste, e posizioni assunte, in particolare quelle contrarie alle scelte del titolare del trattamento.

È fondamentale sottolineare che il DPO deve evitare il conflitto di interessi, ma non il conflitto in generale. La dialettica costruttiva, al contrario, costituisce la base di un rapporto virtuoso tra il DPO e il titolare del trattamento.

Inoltre, un corretto posizionamento del DPO nell’organigramma aziendale, accanto al vertice aziendale, è cruciale per consentire al DPO di svolgere un ruolo di diretto supporto, garantendo così la sua indipendenza e prevenendo potenziali conflitti d’interesse.

Le risorse del DPO nel contesto della protezione dei dati

Dopo aver considerato gli intricati parametri delle sanzioni GDPR e il ruolo complesso del DPO, emerge un altro aspetto critico: le risorse a disposizione di questo professionista chiave. Nel tavolo di lavoro durante lo State of Privacy 2023, esperti hanno riflettuto sulla crescente carenza di risorse per i DPO, un argomento cruciale spesso trascurato.

Il Documento di indirizzo sul RPD in ambito pubblico, emanato dall’Autorità Garante nel 2021, rappresenta un importante punto di riferimento in questa discussione. Tuttavia, la comunità concorda sulla necessità di una versione aggiornata, estesa al settore privato e con indicazioni dirette non solo ai DPO, ma anche ai titolari del trattamento.

I titolari del trattamento svolgono un ruolo chiave nel formalizzare l’organizzazione del sistema privacy aziendale e nel garantire la collaborazione di tutti i ruoli nei confronti delle attività del DPO. È responsabilità del titolare del trattamento fornire al DPO adeguate risorse, sia economiche che di personale, e definire misure di sicurezza adeguate.

L’esperienza accumulata nel tempo dimostra che la multidisciplinarietà è una delle sfide principali per il DPO. Senza il supporto dell’ente in cui opera, anche il professionista più preparato potrebbe faticare ad integrarsi efficacemente in ogni decisione. Questo legame tra la necessità di risorse adeguate e la complessità delle sanzioni GDPR evidenzia ulteriormente la centralità del ruolo del DPO nell’ecosistema della protezione dei dati.

gdpr: decisione storica della cassazione e complessità del ruolo del dpo

Sicurezza Digitale: sanzioni GDPR, ruolo del DPO e corsi Nexsys

Concludiamo questo viaggio nel mondo intricato del GDPR e del ruolo cruciale del DPO, riflettendo sull’importanza di una comprensione approfondita dei parametri delle sanzioni privacy e delle sfide che affronta il Data Protection Officer. La recente decisione storica della Cassazione ha fornito chiarezza sui criteri di rilevanza, effettività e proporzionalità delineando il percorso per un’applicazione efficace delle sanzioni.

In parallelo, l’analisi della complessità del ruolo del DPO ha evidenziato le sfide nell’identificare problemi, esigenze e soluzioni comuni in un contesto eterogeneo. Questo ruolo centrale richiede non solo competenze specifiche, ma anche risorse adeguate per affrontare le molteplici dimensioni della protezione dei dati.

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Investire nella formazione significa dotarsi delle competenze necessarie per navigare con successo nel complesso panorama della privacy e della sicurezza IT. La conoscenza approfondita acquisita attraverso questi corsi contribuirà non solo a migliorare la conformità alle normative, ma anche a sviluppare strategie efficaci per affrontare le sfide emergenti nel mondo sempre più interconnesso e digitale.

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