La migrazione del proprio data center ad una piattaforma come Azure (Azure Migration) è un passo fondamentale per piccole e medie aziende. I vantaggi del cloud sono parecchi e li ritroviamo in:

  • Flessibilità: la potenza di calcolo necessaria aumenta in base all’esigenza
  • Assenza di costi relativi all’hardware
  • Collaborazione: si avrà la possibilità di utilizzare applicazioni ad hoc basate sul cloud ovunque e in qualsiasi momento
  • Protezione e sicurezza dei dati: molte aziende spesso per tagliare i costi, investono poco nella protezione dei data center interni mentre se usassero servizi cloud come Azure non dovrebbero preoccuparsi di questo
  • Sostenibilità: il fatto di non utilizzare strutture hardware nella propria azienda offre anche una sostenibilità ambientale

I vantaggi del cloud non si limitano a questi e il processo dell’Azure Migration, ovvero quello nel quale da una infrastruttura di Data center si passa ad un cloud Azure, è formato da vari passaggi che analizzeremo in questo articolo.

Microsoft consiglia di effettuare la Azure Migration in 4 fasi che elencheremo ora e successivamente spiegheremo nel dettaglio:

  1. Discover: fase nella quale si va a visualizzare qual’è il carico di lavoro e quali sono i software da migrare in Azure
  2. Assess: processo nel quale si etichettano software e carichi di lavoro
  3. Target: si va ad identificare la destinazione per ogni carico di lavoro
  4. Migration: fase nella quale si effettua la migrazione definitiva

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Le 4 fasi dell’Azure Migration

Azure migration fasi

Discover

La prima fase della migrazione ai servizi Azure comporta appunto l’identificazione di tutte le applicazioni e dei carichi di lavoro che sono presenti nella nostra infrastruttura o nel data center. E’ un procedimento delicato e meticoloso dato che non bisogna tralasciare nulla, prestando attenzione a “scovare” tutto ciò che andrà migrato. Le principali aree che vanno osservate durante la fase di Discover sono:

Reti virtuali

Bisogna assicurarsi di soddisfare i requisiti di rete ovvero scoprire quante sottoreti sono presenti, se verrà utilizzato l’Active Directory, i DNS, etc. Tutto ciò ha lo scopo di mantenere le stesse prestazioni di sicurezza e stabilità del data center.

Archiviazione

In Azure ci sono due tipologie di archiviazione che vanno prese in considerazione in base alla natura dei dati:

  • Standard o Premium: l’archiviazione standard ha un massimo di IOPS per ogni disco virtuale mentre quello premium offre supporto del disco ad alte prestazioni e bassa latenza per VM con carichi di lavoro ad alta intensità.
  • Hot o Cold: la metodologia con la quale vengono archiviati i dati in Azure dipende dalla frequenza con cui gli utenti ci accedono e una soluzione di gestione dei dati a temperatura multipla servirà a risparmiare sui costi. I dati caldi richiedono una veloce memorizzazione mentre i dati freddi, ovvero quelli a cui si accede più raramente, vengono archiviati nella memoria più lenta.

Calcolo

Le risorse salvate sul cloud saranno accessibili immediatamente e ovunque. Durante questa fase è necessario esaminare la scalabilità automatica di Azure in modo da ridimensionare dinamicamente le applicazioni per soddisfare i vari requisiti di prestazione. Inoltre, l’ambiente di elaborazione si potrà controllare attraverso le macchine virtuali di Azure. Ogni VM offre flessibilità di virtualizzazione senza dover acquistare e gestire hardware fisico costoso. 

Assess

Avendo meglio compreso i prodotti Azure, bisogna valutare la nostra infrastruttura in modo da applicare la migliore strategia di migrazione. Ci sono degli strumenti che possono venirci in aiuto:

  • Azure Migration Center: strumento utile a controllare in maniera automatica l’ambiente locale, fisico o virtualizzato dando una lista di controllo per lo spostamento dei carichi di lavoro nel cloud Azure. Questo tool genera poi un report che fornisce dettagli sulla configurazione dei carichi di lavoro pronti per la migrazione.
  • Toolkit di MAP (Microsoft Assessment and Planning): si tratta di un tool che fa da inventario, valutazione e reporting senza agenti che valuta ambienti IT per effettuare successive migrazioni della piattaforma.

Questi strumenti aiutano a valutare e documentare tutto ciò che andrà migrato tra cui applicazioni, carichi di lavoro e processi in uso tra cui:

  • Infrastruttura in uso al momento: aiuterà ad associare le configurazioni del proprio sistema virtuale e fisico ad un’istanza equivalente di Azure. Verranno valutate CPU, dimensioni del disco e archiviazione.
  • Architettura e capacità di rete attuali: verrà valutata l’architettura e la capacità di rete in modo da valutare la larghezza di banda per replicare le modifiche fatte sulle macchine virtuali.
  • Requisiti di prestazione: è necessario sapere quali IOPS sono necessari per evitare ritardi e mantenere le stesse prestazioni nel nuovo ambiente di Azure.
  • Requisiti di elevata disponibilità: è necessario un sistema che funzionerà in caso di guasto. Documentare accuratamente i processi di ripristino di emergenza, le configurazioni di resilienza e gli obiettivi dei tempi di recupero per garantire che i dati possano essere facilmente ripristinati nel nuovo ambiente.
  • Manutenzione: una volta passati ad Azure, quali passaggi di manutenzione devono essere eseguiti per continuare a funzionare in modo efficace? Determinare come il processo di manutenzione dovrà cambiare nel nuovo ambiente cloud.

Target

Dopo aver verificato tutto l’ambiente che possediamo, bisognerà capire come ottenere i server in Azure. Vediamo quali sono gli altri fattori che vanno considerati in base alla nostra infrastruttura:

  • Velocità, facilità di migrazione, costi e funzionalità: in base al carico di lavoro da migrare, bisogna pensare a quali requisiti saranno necessari. Per esempio un sito Web prediligerà sicuramente la velocità dei data center di Azure, l’elasticità di archiviazione e la potenza di calcolo.
  • Macchine virtuali: la latenza di internet è il collo di bottiglia delle macchine virtuali che spesso a causa di ciò sono rallentate. Se però verranno spostate sul cloud, le VM non verranno influenzate dalla latenza di connessione.
  • Sistemi operativi: bisogna assicurarsi che il sistema operativo da migrare sia supportato da Azure. Deve, quindi, non superare 32 core e 448 GB di memoria.

Migration

Siamo ora pronti per la migrazione. Afffidarsi ad esperti per questo passaggio è sempre consigliato soprattutto per gestire tempi, modalità e costi.

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