Finalmente la primavera era alle porte, risultava evidente dallo svolazzare di gonne e leggeri foulard che indossavano le colleghe e dalle giacche spiegazzate dei colleghi, abbandonate sugli schienali delle sedie dell’ufficio. 

La sala conferenze si stava via via riempiendo di ospiti più o meno interessati al tema del giorno. 

Novità di Microsoft Teams

Microsoft Teams

Era in programma uno dei tanti corsi che la banca era costretta a propinare ai suoi dipendenti. 

Avesse potuto far mettere ai voti la partecipazione o meno a questo corso Marta lo avrebbe fatto volentieri, avrebbe trovato un espediente per votare anche per i suoi colleghi, con l’intento di farlo saltare.  

Si annoiava a morte: stare davanti a quello schermo per 3 ore, ascoltare la voce monocorde di un insegnante virtuale,  

Mollamiiii” pensava immaginandosi già come disinteressata spettatrice…

La maggior parte degli speaker erano in carne ed ossa naturalmente, ma dal monitor sembravano tutti uguali e noiosi, come il solitario che faceva per far trascorrere gli ultimi minuti della giornata, quando aveva portato a termine le sue mansioni. 

“Marta ci sei anche tu? Ma non sapevi tutto di Microsoft Teams?”

Marco, il collega della scrivania di fronte, al solito tentava di alleggerire la sua presenza con battute che avevano come risultato di piombare i lati della bocca, dunque ci si ritrovava impossibilitati anche a simulare qualcosa di simile ad un sorriso. 

Preferì non rispondere e fulminarlo con gli occhi. Lui come soddisfatto della reazione piccata ridacchiava da solo, testa oscillante su e giù in sincrono con la risata nervosa forzata, cercando la complicità dei colleghi con gli occhi sbarrati mentre indicava Marta con insistenza col dito e a bocca semiaperta. 

Si atteggiava come il comico di successo dell’ufficio. 

Nessuno gli diede corda. 

Marta sbuffando si sedette alla sua postazione. 

Ma perché doveva seguire anche questo corso? Microsoft Teams era uno strumento come tutti gli altri, chat, videoconferenza e quella roba lì per lo smart working. 

Coworkers working with Microsoft Teams

“Che poi cosa c’era di così furbo a lavorare da remoto con Microsoft Teams?”  

La maggior parte della gente se ne stava a casa in “spezzato nature”, giacca e mutande, con una concentrazione pari a quella di un pesce rosso che ti guarda dalla boccia per 3 secondi e poi torna alle sue occupazioni da prigioniero. 

La produttività e il tasso di noia erano per lei inversamente proporzionali quando lavorava da casa: la prima scarsissima la seconda altissima. 

Ed era tutta colpa di strumenti come Microsoft Teams che permettevano questo! 

A cosa servissero poi ore di racconti su questo software proprio non lo capiva.  

“Basta saper fare un click per accedere ad una videoconferenza, parlare o ascoltare a seconda dei casi, mandare l’immagine dello schermo se necessario, chiudere al termine, STOP.” 

“Corso di 3 ore per dementi…” pensava. 

Nel frattempo la lezione stava per iniziare, si mise lentamente le cuffie, le tenevano già caldo, un click sul link di accesso alla room ed eccole lì, le slide del corso in bella vista e il prof già pronto nell’immaginetta rettangolare, insieme a quella dei colleghi e di Marco! 

Mmmm, che visione…

“Aspetta che cerco di cambiare visualizzazione così me lo tolgo dalla vista quel demente” 

“Come si fa a cambiarla… mmm, perché non mettono un bottone con scritto togli di mezzo gli uditori indesiderati!”  

Forse è questa… click. 

D’un tratto le slide sparirono, il prof si interruppe, momento d’imbarazzo generale. 

“Chi è stato? Ok oggi siamo qui per imparare a non toccacciare troppo dove non è il caso, vi rimetto le slide.”

Disse l’insegnante con tono bonario di finto rimprovero. 

Marta si era fatta piccolissima tra le spalle, immobile muoveva solo le pupille a destra e sinistra per vedere se qualcuno si era accorto che la colpevole dell’inconveniente fosse lei. 

Si sentiva ridacchiare in aula, ma nessuno sembrava aver capito chi fosse il sabotatore. 

“Pfiuuu pensò tra se e se, ci mancava solo che mi beccassero” 

Mentre pensava però anche un sussurro che recitava esattamente quello che le passava per la mente si udì all’improvviso, in quel momento per caso s’era fatto silenzio in aula in attesa del recupero delle slide e tutti udirono in cuffia i suoi pensieri,  ma quel che era peggio era l’immagine della sua cam che capeggiava in primo piano sugli schermi di tutti. 

Il professore amabilmente ammonì 

“Non ci sono problemi, siamo qui per imparare, però ricordatevi di mutare il microfono durante la lezione se non è necessario.”

Il labbro inferiore di Marta penzolava, lo sguardo era fisso, pietrificato, le gote in fiamme. 

Con una mossa fulminea del mouse cliccò sull’icona della webcam e sparì dagli schermi. 

Nel frattempo il professore mutava tutti per sicurezza e si apprestava a ricominciare la lezione. 

Marta alzò gli occhi sopra il monitor e vide quelli dei colleghi che la fissavano senza pietà, erano occhi che ridevano mentre a lei veniva da piangere. 

Ancora imbarazzata fece per ingrandire al massimo la finestra che ospitava la videoconferenza e a causa dell’agitazione premette invece sulla “X”. 

Aveva chiuso tutto, oddio. 

“Presto il link, dov’era il link di accesso? Ah sì nella mail, calma, quando l’hanno mandata, ieri? No l’altro ieri. Su che indirizzo mail? Ah sì quella personale perché era fuori. Mmm mi chiede la password, perché non l’ho salvata… aarrgh” 

Alla fine lo trovò, un click e… la voce dell’insegnante si interruppe di nuovo. 

C’è un vostro collega che mi chiede di rientrare nella call, si tratta di Marta, qualcuno può chiederle se le serve aiuto?”

Marta non sentiva dalle sue cuffie, era in attesa dell’OK del professore per rientrare nella room ma il simpatico Marco aveva spostato sugli altoparlanti del monitor la voce del professore e lei potè sentire con orrore quella dichiarazione di colpevolezza. 

Umiliata lo guardò in faccia, al solito lui mostrava un ghigno divertito e le chiese. 

“Marta posso aiutarti? Eh eh eh…”

Abbassò subito lo sguardo, si premurò di spegnere webcam e microfono all’istante e si mise in ascolto con attenzione. 

Forse si era sbagliata, qualche approfondimento su Teams non era poi così male, nella peggiore delle ipotesi le avrebbe evitato almeno future figure di… cioccolata.