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Hyper-V è il componente base della piattaforma di virtualizzazione e private cloud Microsoft. È importante conoscere gli strumenti che abbiamo a disposizione, in questo caso gratuitamente, al fine di gestire il prodotto in maniera efficace ed efficiente. Hyper-V è un hypervisor di tipo 1 (bare metal): come tale, lavora direttamente a livello Kernel, permettendo alle macchine virtuali un miglior accesso all’hardware. Questo garantisce prestazioni notevolmente superiori rispetto a quelli che possono essere il VMware Player di turno o il Virtual Box di Oracle.

Prerequisiti per Hyper-V

L’Hypervisor di casa Microsoft è una funzionalità che può essere attivata in Windows 8, Windows 8.1 e Windows 10, esclusivamente nelle versioni a 64bit e con  processori che supportano il Second Level Address Translation (SLAT). Il fatto che sia richiesto un Sistema Operativo sottostante a 64bit non pregiudica però il fatto che i sistemi Guest (ovvero i Sistemi Operativi delle singole Virtual Machine) possano essere sia a 32 che a 64bit.

Prima di attivare la funzionalità Hyper-V occorre verificare i prerequisiti hardware necessari l’installazione, ad esempio attraverso l’utility Coreinfo di Mark Russinovich. In alternativo, è possibile utilizzare il comando “Coreinfo -v“, che permette di controllare le caratteristiche della CPU e del BIOS, che supportano l’esecuzione di istruzioni di virtualizzazione in hardware e in aree della memoria marcate come “eseguibili”.

Verifica dei prerequisiti hardware per hyper-v

Installazione Hyper-V

Hyper-V come funzionalità di default non è attiva né sui sistemi client né sulle corrispettive controparti server. Questo per impostazione predefinita, anche se tutti i requisiti hardware sono soddisfatti. Per attivarla è necessario procedere in questo modo:

Da Pannello di Controllo -> Programs and Features:

 

Attivazione di hyper-v

Completata l’installazione, sarà necessario procedere al riavvio del sistema, e successivamente avremo accesso all’Hyper-V Manager, ovvero il gestore dell’ambiente di virtualizzazione. La Console di gestione ricalca piuttosto fedelmente quella che è una classica MMC, quindi usuale per chi ha dimestichezza con gli ambienti Microsoft. Cliccando sull’host si avrà accesso al menù di visualizzazione delle VM e sul “task pane” si potranno configurare varie opzioni, tra cui la parte di networking. Per la configurazione di rete è necessario accedere al menù proposto tramite clic su Virtual Switch Manager: da lì sarà possibile configurare il livello di visibilità della Network per associarla poi alle singole VM. In Hyper-V esistono 3 tipologie di Virtual Switch:

  •  External: permette di creare un commutatore virtuale che esegue il binding alla scheda di rete fisica in modo che le macchine virtuali possano accedere a una rete fisica (questa configurazione permette quindi alla macchina virtuale di accedere ad Internet)
  • Internal: permette di creare un commutatore virtuale che può essere utilizzato solo dalle macchine virtuali in esecuzione nel computer fisico e tra le macchine virtuali e il computer fisico; un commutatore virtuale interno non consente di stabilire una connessione di rete fisica.
  • Private: permette di creare un commutatore virtuale che può essere utilizzato solo dalle VM in esecuzione sull’Host fisico (consigliata per ambienti di laboratorio).

Creazione della nuova macchina virtuale

La creazione di una nuova Macchina Virtuale è semplice ed intuitiva ed avviene attraverso una serie di wizard che permettono di configurare i parametri essenziali. Ad esempio è possibile specificare il nome che avrà la Macchina Virtuale all’interno della nostra console ed il percorso nel quale memorizzare i file di configurazione e dei dischi fissi virtuali. Dopodichè ci verrà richiesto di impostare la quantità di RAM da assegnare alla singola VM, tenendo sempre presente della quantità di RAM totale dell’host fisico e del numero di Macchine Virtuali che dovranno essere eseguite contemporaneamente, al fine di evitare situazioni di overcommitment della Memoria. Queste potrebbero essere gestite impostando la memoria dinamica, ma ciò potrebbe portare ad un degrado delle performance. In seguito verrà richiesta la configurazione relativa al networking (vedi Virtual Switch di cui sopra) e la parte di dischi fissi virtuali. L’ultima parte di configurazione consiste nell’indicare il device da cui installare il Sistema Operativo Guest: è possibile utilizzare un’immagine ISO o un device classico di tipo CD o DVD.

Buona Virtualizzazione a tutti!

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